- Infanzia (parte prima)
Aoi fu l’ultima di sette fratelli, poi il ventre della madre seccò. Quando nacque, tutti i pesci della baia di Minamisaki vennero a galla e boccheggiarono fino a morire. Quando vennero i pescatori, erano già marci e nella loro carne avevano fatto le uova le mosche. Questo non fu l’unico degli sventurati presagi che circondarono la nascita e la vita della bambina venuta alla luce con una perla in bocca.
I suoi genitori e i suoi fratelli erano scuri ed olivastri di carnagione, dall’aspetto sano e dalle caviglie robuste; lei invece aveva i polsi bianchi, il fiato sottile e gli occhi blu, da cui prese il nome.
La famiglia sfamava i propri figli come poteva, riempiendosi lo stomaco del pesce che riuscivano a prendere e le ossa delle cinghiate del padre; nel breve periodo che Aoi trascorse con i suoi familiari, due dei fratelli morirono in due diversi incidenti in barca, il padre perse una gamba, una sorella che amava tormentarla si versò l’acqua bollente in faccia e la madre fu aggredita dalle vespe un giorno che la portò, da sola, nel bosco.
All’età di tre anni, nonostante le ghirlande di fiori, gli incensi accesi e le piccole offerte votive che venivano depositate ai piedi di Aoi, a Minamisaki si soffriva ancora la fame e i pesci sembravano evitare la baia come se fosse stregata. Al tempio si pensò a rituali di esorcismo antichi, si prepararono corde e torce, si legò la fanciulla all’altare; ma non ebbero cuore, e per liberarsene la vendettero come sguattera in un bordello di città quando passarono dei mercanti che accettarono di prenderla per tre monete.
La vita per le strade fumose di Odako non fu facile, nonostante si iniziò a mormorare che Aoi dagli occhi blu fosse benedetta da qualcuno dei kami di Minamisaki, distrutta da pochi mesi da un tifone; la bettola era delle più malfamate, e il vicolo in cui trovava il suo puzzolente pertugio era così stretto che nemmeno a mezzogiorno vi batteva il sole. La proprietaria aveva pensato di comprare la bambina, nutrirla come una bestiola, farla dormire in cucina e farla lavorare quanto potesse; se non fosse morta, in qualche anno l’avrebbe venduta e usata come una delle tante ragazze che sbocciavano, venivano colte da mani indelicate e sfiorivano nell’arco di poco tempo, la cui unica fortuna era quella di avere vita breve.
Crescendo, Aoi perse, come un serpente perde la pelle vecchia, quella sua aria di indolente oscurità che si portava dietro per un comportamento più aggraziato e docile - continuando a perdersi nella ricerca continua dei Kami del vento e dell’aria, nella contemplazione dell’acqua e del fuoco, nel contare gli anelli del legno e gli strati dell’acciaio.

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