[Parte Seconda]
- Ti ho mai raccontato della storia del fantasma di Okiku-San, Signor Corvo?
Doveva avere una qualche rilevanza, per la mente della Concubina, mettersi a raccontare in un momento simile. Si avvicinò a lui, ricercando le sue braccia come si fa con gli uomini, ricercando un calore che non aveva ricevuto da molto tempo; da quando Momo, che aveva molta pietà di quella bambina così sola, l’aveva consolata tutta la notte e aveva promesso di portarla al tempio a Capodanno: solo loro due, come si fa tra sorelle.
Il Corvo accettò la fronte sul suo petto.
- Okiku-San era una fanciulla di buona famiglia che viveva al servizio della moglie del suo Daimyo; lui la desiderava enormemente…
E nonostante la Concubina fosse davvero brava, a raccontare storie, nonostante tutto ciò che il Corvo volesse fosse solo l’ennesima fiaba e lasciarsi cullare nella notte, e cullarla, decise di ascoltare il sangue che ribolliva nelle vene e interromperla, gorgogliante di rabbia.
Incurante dell’offesa che sicuramente avrebbe arrecato alla donna, decise di interromperla.
- Non voglio sapere di alcuna storia. Voglio sapere perchè tolleri tutto questo: non potresti spazzarli via con un gesto della mano?
La Concubina sospirò con pazienza, prendendogli di nuovo la mano.
- L’unica giustizia esistente è quella di chi è sopra di noi: non c’è ribellione che sia onorevole. Ascoltami. - La sua voce si fece più carezzevole, più dolce. - Okiku-San venne crudelmente uccisa, affogata nel pozzo, perchè non aveva soddisfatto la bramosia del suo signore. E ogni notte ella risaliva il pozzo per tormentare…
Ma il Corvo non si lasciò incantare, rifiutando la dolcezza di miele della Concubina. Si allontanò da lei, liberandosi dalla sua dolce stretta, e le scosse le spalle sottili e fragili incurante del dolore che le avrebbe arrecato.
- E la vendetta? Parli sempre della giustizia nella vendetta.
La ragazza sorrise come se stesse per rivelargli l’epitome di un grande scherzo ai danni del mondo, ma poi si fece triste. Lo cercò ancora e lui non potè sfuggirle.
- Okiku-San ha tormentato il proprio carnefice nell’unico modo in cui una donna può ottenere vendetta, Mio Dolce Corvo: da morta. La natura ci rende più deboli, la società ci costringe inferiori. La morte ci rende indomabili. Il destino è l’unico a poterci rendere giustizia.
Non c’era la mera accondiscendenza dell’arresa nelle parole della Concubina, esse promettevano, alle orecchie del Corvo e solo alle sue, un disegno più vasto. Lo Shogun Takenaka Tetsuo era solo un uomo, del resto, e nessun uomo poteva resisterle: da che l’aveva conosciuta tutti gli uomini con lei diventavano deboli e schiavi della lussuria.
Fortunatamente, i Corvi non sono uomini: i corvi sono i messaggeri degli dei.
Nessun commento:
Posta un commento