1327 - Autunno
Dopo averla portata in salvo al monastero, Hideki aspettò che la fanciulla si addormentasse prima di scomparire nella notte, e alla mattina non fu che un sogno di luna e di anatre mandarine.
Al monastero non mangiava nè carne, nè il latte degli animali, nè le uova dei volatili. Praticò la disciplina della solitudine ma non riuscì a dimenticare le arti del compiacimento degli uomini e delle donne - continuava a considerare la sua permanenza in quel luogo provvisoria, e fu grazie a questo pensiero che, negli anni che seguirono, tentò di lanciarsi nella comprensione della transitorietà della vita e dei desideri umani.
Un cuore vuoto non si aggrappa ai beni materiali, non si aggrappa ai sentimenti di egoismo, vanità, invidia; può ascoltare le voci di Otto Milioni di Kami e cavalcare l’Onda eterea.
Immergersi senza bagnarsi.
Ma il cuore della ragazza non era e non fu mai completamente vuoto: fu il suo talento, più forte della sua determinazione e più agguerrito del suo spirito placido, a farle vedere l’Oltre; ciònondimeno, i suoi desideri terreni erano lontani dalle belle vesti di broccato e sete che abbandonò in favore del cotone bianco e rosso da Miko, dalle parole inutili a cui rinunciò in favore del frinire delle cicale; le arti della meditazione, della calligrafia e della contemplazione sostituirono le altre senza soppiantarle del tutto.
Passò dalla vitale ed energica città ad un monastero silenzioso, alla solitudine di un tempio immerso nella foresta sul fianco di una montagna. La natura rigogliosa era tutt’uno con lei.
Dialogava con i Kami che passavano a trovarla, onorava le tombe degli antenati della valle, si assicurava che il fiume dormisse nel suo letto; e se c’era un mostro di fuoco che dormiva all’interno del monte, un vulcano spento che brontolava nella notte, lei lo teneva buono, addormentandolo con le sue ninne nanne.
Ren era il nulla e il tutto, il connubio tra il cuore umano e lo spirito del dio. Ren era, ed oggi è, il vuoto.
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