mercoledì 4 ottobre 2017

Background - Attentato (Parte 11/??)

1336, Piena Estate [Parte Prima]

- … Così, tutti i samurai alle dipendenze del daimyo caduto furono strappati dei loro titoli e del loro onore e divennero ronin. Cosa più terribile ancora, fu negato loro il diritto ad un suicidio onorevole. Tutto ciò che rimaneva loro era la speranza della vendetta.

Era un inizio uggioso e umido d’estate, e le zanzare tormentavano il Corvo e sembravano invece ignorare la Concubina. In verità, la fanciulla sembrava essere infastidita da poco: non si ammalava mai nonostante da molto tempo quasi tutte le pietanze che consumava sapessero di veleno; le malelingue all’interno della villa peggioravano di giorno in giorno e la Prima Moglie Lan Bao Guo non nascondeva di detestarla più di ogni altra dietro i riprovevoli sorrisi che elargiva a chiunque; quella donna ricordava al Corvo le Contesse Nere del suo passato, frusta in mano e corona in testa, intente a rendere indegna la vita di qualsiasi uomo fosse entrato nella loro, e non ci mise molto a ricambiare la diffidenza con cui lei stessa aveva accolto la sua presenza nella villa.
La Concubina, fraintendendo il suo silenzio per indifferenza, o forse con sincera noncuranza riguardo la possibilità di vedere nel Corvo un alleato, combatteva da sola quella guerra di intrighi, pettegolezzi ed agguati; con una certa dignità paziente, sopportava ogni minaccia ed affronto con morbidezza e la capacità di chinare sempre la testa - eppure senza perderne in orgoglio.

- Avrebbe dovuto ribellarsi prima di essere costretto ad uccidersi. Una vita così non è forse paragonabile alla schiavitù?
- Forse nel tuo mondo, Signor Corvo. Nel nostro, servire è un onore, oltre che un dovere, e non c’è nulla di più onorevole che scegliere la morte per preservare la propria dignità: non fu il daimyo caduto a sbagliare ad obbedire agli ordini, egli non avrebbe avuto comunque scelta.

La Concubina portava da sola il piccolo ombrello che la riparava dal sole; erano, comunque, guardati dai mille occhi della casa: spiati, controllati. Immersa nella ricchezza, doveva essere una prigione molto solitaria.
In qualità di famiglio, il primo privilegio che aveva ottenuto era quello d’accompagnarla - l’unico modo concessogli per sfuggire alla noia e all’afa opprimente della stanzetta in cui era costretto a risiedere. Ma non l’avrebbe fatto, se la Concubina non fosse l’unica in tutta la villa rivolgersi a lui con sincero rispetto. “Signor Corvo”, lo chiamava - senza scherno.
E non l’avrebbe fatto, se lei non fosse stata così dannatamente brava a raccontare storie.

- Questo è il motivo per cui la vostra famiglia vive nella costante paura di perdere i favori dello shogun?


La Concubina trattenne per un istante il fiato; stava spezzettando una pagnotta dolce, presa dal capriccio di nutrire le carpe koi nel laghetto vicino al quale passeggiavano; il salice piangente emanava una fragranza così forte da far girare la testa ed oscillò un poco sul ponte curvo che stavano in quel momento attraversando; il Corvo potè vederla nascondere le vene del polso fragilissimo e bianco dietro la manica dello yukata estivo, colta da un improvviso e femminile moto di pudore. Il Corvo interpretò il suo silenzio come la conferma dei suoi pensieri.

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