giovedì 5 ottobre 2017

Background - Attentato (Parte 12/??)

[ Seconda Parte ]

- E la presenza di quel Takenaka, l’uomo con la spada occidentale… è per darvi appoggio o per tenervi sotto controllo?
- Tieni a bada la tua insolenza, signor Corvo. La tua mente è sveglia, ma in questo paese non puoi dire ad alta voce qualsiasi intuizione essa suggerisca. L’intelligenza è un dono solo se silenziosa: vedi di impararlo, se vuoi rimanere vivo.

Le carpe, che fino a pochi secondi prima mangiavano silenziose le briciole di pane che la Concubina aveva gettato loro, erano scappate come ladri che, diviso il bottino, prendano ognuno una via diversa. Ancora una volta, furono gli occhi attenti del Corvo a notarlo: rifuggendo dalla luce troppo intensa del pomeriggio, anche se filtrata dalle fronde del salice piangente, scoprì con orrore che l’acqua sobolliva.
Fu solo la prontezza di riflessi del Corvo e la sua scarsa considerazione dell’inappropriatezza del contatto fisico a permettergli di spostare di peso la Concubina, gettandola verso il dolce terrapieno oltre il piccolo ponte, prima che un geyser di acqua bollente investisse entrambi; a questo seguirono altri tre della medesima altezza e del medesimo pericolo, ma l’unico danno che ne ebbero fu quello di un braccio scottato del Corvo e della caviglia storta della Concubina, inciampata sui suoi alti geta di legno di sandalo mentre cercava riparo sotto il salice piangente.
Era raro che in casa la Concubina incantasse, ma lo fece con rapidità e prontezza di riflessi, determinata non tanto ad abbattere quella minaccia quanto ad avere la prova del suo mandante; di colui - di colei che voleva ucciderli ora entrambi. Era raro che mostrasse ad altri il suo potere più grande, comunque: davanti al Corvo e alla Concubina si eresse una barriera color violetto meno reale dei rami del salice, creata da minuscoli petali di magia che riflettevano la luce. Ricominciò immediatamente a pronunciare le formule incantate con la sua voce sottile, tracciando nell’aria kanji evanescenti e luminosi.

Ma la vera minaccia, come colei che aveva preparato la trappola, era da tempo nascosta nella villa ed aveva un aspetto ben più che gradevole: un ramo del salice si attorcigliò come una frusta attorno al sottile collo della Concubina, strozzando nella gola le formule magiche e sollevandola da terra, strappando dal suo petto il respiro e dal suo cuore la vita.
Fortunatamente, il Corvo era un ladro.
Hideki Takenaka lo odiava senza dubbio, o almeno guardava con sospetto la sua presenza alla villa. Era un uomo scaltro ed attento che ben conosceva il suo posto nel mondo; aveva sempre al fianco la sua spada: una spada di fattezze occidentali, che stonavano con il suo kimono d’alta uniforme o l’acconciatura tradizionale. Una spada che il Corvo aveva riconosciuto come sua fin dal principio, o meglio: non l’aveva mai posseduta, ma così era scritto nel suo destino. Non ora, però: Hideki Takenaka era attento alla sua spada.
Fortunatamente, non si poteva dire lo stesso degli uomini al suo servizio.
Il Corvo sfoderò il tantō nascosto nello yukata nero e si avventò contro il corpo esterno del mostro, del tumore che dormiva in attesa della Concubina accanto al tronco del salice piangente, mimetizzandosi con esso. Incantò e sfoderò in un colpo solo, abbattendo sulla creatura un fendente d’acciaio e magia.
Il combattimento fu assai breve e il corpo della Concubina cadde a terra come morta.

Era solo priva di sensi.

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