1335, primavera
Koichi si struggeva osservando come la dolce Concubina spiava l’uomo venuto da Gifu.
Sopportava ogni giorno l’idea che la sua coetanea fosse la concubina del padre, un uomo più grande di lei del doppio degli anni: perchè sapeva che lei in realtà lo aborriva.
Sopportava anche che Takenaka Hideki la desiderasse, e come non poteva essere? A metà dei suoi vent’anni, la Concubina era splendida, elegante, delicata e leggera; silenziosa ed obbediente, sarebbe stata la migliore delle mogli.
Ciò che non poteva proprio tollerare era la consapevolezza che la giovane lo osservasse di rimando, distante ma teneramente, struggendosi di quella lontananza.
Iniziò a seguire la Concubina, a trovare modi e scuse per starle vicino, di parlare con lei; e bagnava spesso le maniche del kimono della ragazza con le sue lacrime, tentando di tirarla a sè, e di sussurrarle altre parole che lei ogni volta rifuggiva con gentile fermezza; e l’aveva vista invece cercare con gli occhi tristi quello stesso tipo di vicinanza da parte del loro ospite che continuava, con la scusa delle complesse vicende politiche che vedevano gli Hojo guadagnare i favori dello Shogun con le loro promesse fallaci, a prolungare la sua permanenza alla villa.
Koichi si struggeva, malato di gelosia e così costruì la sua condanna.
