mercoledì 11 ottobre 2017

Background - Peccato (Parte 18/??)

[Parte Seconda]

- Ti ho mai raccontato della storia del fantasma di Okiku-San, Signor Corvo?

Doveva avere una qualche rilevanza, per la mente della Concubina, mettersi a raccontare in un momento simile. Si avvicinò a lui, ricercando le sue braccia come si fa con gli uomini, ricercando un calore che non aveva ricevuto da molto tempo; da quando Momo, che aveva molta pietà di quella bambina così sola, l’aveva consolata tutta la notte e aveva promesso di portarla al tempio a Capodanno: solo loro due, come si fa tra sorelle.
Il Corvo accettò la fronte sul suo petto.

- Okiku-San era una fanciulla di buona famiglia che viveva al servizio della moglie del suo Daimyo; lui la desiderava enormemente…

E nonostante la Concubina fosse davvero brava, a raccontare storie, nonostante tutto ciò che il Corvo volesse fosse solo l’ennesima fiaba e lasciarsi cullare nella notte, e cullarla, decise di ascoltare il sangue che ribolliva nelle vene e interromperla, gorgogliante di rabbia.
Incurante dell’offesa che sicuramente avrebbe arrecato alla donna, decise di interromperla.

- Non voglio sapere di alcuna storia. Voglio sapere perchè tolleri tutto questo: non potresti spazzarli via con un gesto della mano?
La Concubina sospirò con pazienza, prendendogli di nuovo la mano.
- L’unica giustizia esistente è quella di chi è sopra di noi: non c’è ribellione che sia onorevole. Ascoltami. - La sua voce si fece più carezzevole, più dolce. - Okiku-San venne crudelmente uccisa, affogata nel pozzo, perchè non aveva soddisfatto la bramosia del suo signore. E ogni notte ella risaliva il pozzo per tormentare…

Ma il Corvo non si lasciò incantare, rifiutando la dolcezza di miele della Concubina. Si allontanò da lei, liberandosi dalla sua dolce stretta, e le scosse le spalle sottili e fragili incurante del dolore che le avrebbe arrecato.

- E la vendetta? Parli sempre della giustizia nella vendetta.

La ragazza sorrise come se stesse per rivelargli l’epitome di un grande scherzo ai danni del mondo, ma poi si fece triste. Lo cercò ancora e lui non potè sfuggirle.

- Okiku-San ha tormentato il proprio carnefice nell’unico modo in cui una donna può ottenere vendetta, Mio Dolce Corvo: da morta. La natura ci rende più deboli, la società ci costringe inferiori. La morte ci rende indomabili. Il destino è l’unico a poterci rendere giustizia.

Non c’era la mera accondiscendenza dell’arresa nelle parole della Concubina, esse promettevano, alle orecchie del Corvo e solo alle sue, un disegno più vasto. Lo Shogun Takenaka Tetsuo era solo un uomo, del resto, e nessun uomo poteva resisterle: da che l’aveva conosciuta tutti gli uomini con lei diventavano deboli e schiavi della lussuria.

Fortunatamente, i Corvi non sono uomini: i corvi sono i messaggeri degli dei.

martedì 10 ottobre 2017

Background - Peccato (17/??)

1342, Primavera [Parte Prima]

Aveva atteso, seduto; come i gatti il Corvo vedeva al buio e scrutò fisso nell’oscurità fino a che non sentì lo shoji di carta di riso aprirsi per permettere alla figurina accucciata della Concubina di strisciare all’interno; non era la sua solita andatura cauta e timida, l’andatura della migliore e più obbediente delle cortigiane di Kozakura: era stanca. Era dolorante.
Aveva atteso, nascosto; che tutte le cameriere si allontanassero, che lei si accocolasse nel futon, permettendo alle lacrime calde di bagnare il cuscino, privata del dolce sonno che avrebbe meritato quella notte e molte alte prima. Ma ogni volta che tornava dai colloqui notturni e privati con lo shogun, la Concubina sembrava essere sempre più stremata, logorata da qualcosa che non era solo fisico.
Da che era arrivato a Gifu, aveva potuto perlopiù osservarla da lontano: e se Hideki gli aveva promesso che avrebbe potuto starle accanto e tanto più si era raccomandato di farlo, solo alludendo a quello che ai suoi occhi era una reale minaccia alla sicurezza della Concubina, tutta la corte sembrava volerlo tenere lontano da lei.
Fortunatamente, il Corvo era una creatura che agiva liberamente nelle tenebre.
Mentre scivolava nel futon vicino a lei come si fa tra fratelli nelle notti di tempesta, sapeva perchè già dal respiro aveva capito che la Concubina fosse a conoscenza della sua presenza in quella stanza dal momento in cui vi aveva messo piede.
Avvicinandosi alle sue spalle, smise rapidamente di sorridere; nello sfiorarle, lei tremava di dolore; e ciò che rendeva umida la schiena del kimono non potevano essere le lacrime della donna: quando osservò di nuovo le dita che avevano sfiorato la sua pelle nuda, nel bluastro della notte vide scintillare il rosso del suo sangue; cercandole la mano, vide attorno al suo polso delicato il segno lasciato dalle corde.
A quella vista per lui orrenda, il Corvo tornò ad accarezzare pensieri crudeli.

Chiuse gli occhi ed osservò la cameriera; aveva un occhio pigro per una malattia che aveva avuto da bambina e nel vederlo, quella notte lo shogun aveva pensato bene di cavarglielo - perchè lo infastidiva, diceva. L’aveva fatta legare e imbavagliare e, ancora grondante di sangue dall’orbita vuota, aveva detto ordinato alla Concubina di provare il filo della sua spada sul collo della poveretta. ‘Se fai come ti ordino sarà una morte veloce per lei, altrimenti soffrirete entrambe.’ La concubina era stata colpevole di aver tentennato qualche istante più del previsto: la cameriera era stata portata via scalciante, gli urli di terrore soffocati dalla stoffa annodata tra i denti. Alla Concubina, invece, erano state solo legate le mani dietro la schiena: era un giocattolo prezioso e non sarebbe morta; inoltre, aveva desiderio di sentirla urlare. Il Suino mostrò ai suoi occhi uno strumento che si usa normalmente in falegnameria: una lama sottilissima incesellata in un temperino di legno, poi lo usò sulla sua pelle.

- Ti ho mai raccontato della storia del fantasma di Okiku-San, Signor Corvo?

lunedì 9 ottobre 2017

Background - Intrighi (Parte 16/??)

[ Parte Seconda ]

Davanti ai loro occhi esperti, era chiaro il motivo per cui il Corvo era così forte in combattimento, tanto da acquisire la nomea di imbattibile all’interno del dojo; entrambi sapevano che era un esperto nell’Arte della Trama Occidentale, ma anche se non usava la magia nei duelli amichevoli, il motivo per cui nessuno era ancora riuscito a batterlo era ancora più semplice.
Il Corvo giocava sporco.

- Hai fiducia in lui, Kin-Chan
- È con me da qualche anno, oramai. Come potrei non averne?

Non che usasse colpi scorretti, ma era, per la mentalità rigida dei combattenti Kozakuran - e ancor più di quelli dell’antica casa Yamashita- decisamente imprevedibile rispetto alle tecniche di duello tradizionali. Tale scorrettezza era per la Concubina una fresca ventata di novità che avrebbe potuto portare aria a menti troppo chiuse e la vittoria sul campo di Battaglia; per Takenaka Hideki, invece, un rischio; inoltre, considerava il suo stile poco ortodosso anche abbastanza vergognoso: la vittoria era tale e piena solo se raggiunta nel pieno rispetto delle stesse regole e tradizioni.
Yamashita Iwao dava ragione alla sua concubina, in virtù delle possibilità che nuovi ingegni promettevano.

- Le cameriere del Palazzo Nord sussurravano oggi che fosse stato visto cenare in compagnia di Lan Bao Guo.

Pronunciava quel nome con uno sprezzo tale che fu impossibile per la Concubina non sorridere, anche se non con le labbra.

- Iwao Yamashita è cieco a molte cose, riguardo la sua prima moglie. Io no, e tu nemmeno. Il tuo prezioso Corvo lo è?
- Della cena ero già a conoscenza. Del suo tentativo di seduzione, anche. Ha usato le sue armi, ma il Corvo non è la prima Gazza Ladra che si fa affascinare dal tremolio dell’argento.

Prima ancora che la Concubina potesse rispondere, Takenaka Hideki conobbe la risposta nel suo cuore, vedendola sorridere. E fremette di gelosia per la prima volta: in un impulso di rabbia che il suo contegno normalmente impediva, le afferrò il polso sotto la manica ampia del kimono.

- Sarai ancora così sicura di te quando sarai mandata a Gifu?

La sorpresa della Concubina impallidì sul suo volto pallido alla notizia, e Takenaka Hideki provò un’immensa vergogna: si era ripromesso di riportare la notizia alla fanciulla nel più delicato dei modi - anche per via di ciò che questo poteva comportare.

- Sarebbe dovuto andare Koichi-kun al tuo posto, ma la sua morte e il periodo di lutto hanno ritardato la decisione. - Le spiegò con più calma. Lasciò scivolare la mano dal polso alle dita della Concubina, cercando di intrecciarle con le sue, dalla lussuria come raramente gli capitava. Lei lo rifuggì. - Lan Bao Guo dice di essere molto malata, e tante e tanto prodighe sono state le parole di Iwao Yamashita nei tuoi confronti che non è arduo capire perchè tu sia stata scelta per andare a corte.

Ma non sembrava che la concubina lo stesse ascoltando; aveva lo sguardo basso, le mani giunte all’altezza delle ginocchia e gli occhi lucidi. Non era la solitudine a spaventarla, nè il pericolo degli intrighi che avrebbero potuto raggiungerla più facilmente alla corte dello Shogun, da parte della prima moglie Lan Bao Guo che avrebbe avuto il completo controllo della Villa di Sudaiko, o del Clan Hojo.

- La prima moglie sapeva che il tuo Corvo avrebbe finto di cadere nella sua trappola per distrarti. Sarai da sola, ma non temere: farò sì che le sue ali ti raggiungano presto, ti terrà al sicuro. Tu hai fiducia in lui, e anche io.

Parlò in modo inaspettatamente franco, costringendosi a pronunciare quelle promesse per rassicurarla: perchè le lacrime della Concubina avevano bagnato già le maniche del suo kimono; pur senza vederla, pur senza sentire un solo fiato, Hideki Takenaka era a conoscenza della sua disposizione d’animo perchè era la sua stessa. Ma fu lei a parlare, e lo fece con malinconica sincerità. Dispiegò il suo cuore e lo mostrò all’uomo, sentendosi sciocca come qualsiasi altra fanciulla.

- Ora che mi hai chiamato di nuovo Kin-Chan, sono costretta a lasciarti…

domenica 8 ottobre 2017

Background - Anatre Mandarine (parte 15/??)

1337, Inverno, Prima Nevicata dell’anno

- Questa Kaguya-Hime deve essere stata una donna terribile: ha commissionato ai suoi pretendenti prove impossibili e loro hanno fatto del male a loro stessi e sono morti per accontentarla. E qui la storia dell’onore e del servire non c’entra niente.
La Concubina lanciò al Corvo, assiso al di là della coltre del kotatsu caldo, uno sguardo più furbesco. Davanti agli altri, il Corvo si comportava con orgoglio ed educazione impeccabili: aveva imparato a sedere come loro, vestirsi come loro, chinarsi come loro in tempo molto breve: davanti a lei era più libero, più sguaiato. Se in un primo momento tale differenza di comportamento l’aveva messa in grande imbarazzo aveva imparato a prenderla ciò che era: un segno della sua fiducia e di convivialità.

- Kaguya-Hime non aveva alcuna intenzione di sposarsi comunque. E tu dovrai trovare qualcosa di diverso da fare rispetto a leggere i miei libri, se intendi continuare a fingere di non parlare la nostra lingua.
- Molti sciocchi parlano liberamente davanti ad un sordo, lo sai.

Il sorriso della Concubina era quanto di più simile ad una risata il Corvo potesse strapparle, ma ne aveva la medesima concentrazione; assunse una posizione più composta nell’osservarla scrivere la sua lettera, in un corsivo perfetto, da arrotolare all’interno dei molti strati della manica del suo kimono; l’inchiostro nero del pennello era in parte simile ai suoi capelli lucidi, parte di un’unica, perfetta onda.
Mentre scriveva, essa iniziò a parlare con il tono gentile con cui raccontava le fiabe e spiegava le sue idee.

- Kaguya-Hime non era di questo mondo e ha potuto permettersi di agire seguendo la propria volontà ed il proprio istinto. Ma paga la sua libertà con la solitudine, ed in compenso è un ottimo esempio di amore filiale nei confronti dei due anziani che l’hanno accolta.

Il Corvo si sporse per spiare, senza riserve, la lettera d’amore che ella stava scrivendo. Entrambi lo sapevano, entrambi avevano taciuto al riguardo. Fino a quel momento.

- Anatre Mandarine?! Che cosa ridicola! Dille che lo ami, piuttosto! Che desideri non essere mai stata sposata, che desideri LUI! Te lo giuro, nessuno a parte i suoi occhi osserveranno la tua lettera: ma confessagli ciò che provi.

La concubina posò ordinatamente il pennello, tenendolo con entrambe le mani, osservando le brevi parole che aveva deciso di mandare a Takenaka Hideki.

- L’amore e il cuore non sono gli stessi in questo mondo, Signor Corvo.

sabato 7 ottobre 2017

Background - Intrighi (Parte 14/??)

1341, Autunno [Parte Prima]


La Concubina sedeva in ginocchio nel dojo osservando gli allenamenti degli uomini della guardia della villa, abbattuti uno dopo l’altro, come le foglie d’acero nel giardino, dai colpi di tantō del Corvo, la cui abilità nelle arti marziali stupiva in maniera seconda solo alla sua rapidità nell’apprendimento.
Si poteva permettere, la Concubina, una familiarità più spicciola con gli uomini della guardia e dell’esercito proprio in virtù del suo grado, anche se completamente onorifico, tra le schiere del marito. Partecipava, spesso in silenzio, alle riunioni tattiche e ai consigli di Pace e di Battaglia: e come i corvi sono stati, in passati, i veloci messaggeri degli dei, ella parlava per voce del suo Corvo; ma quando lo faceva di persona, tutti la ascoltavano.
Era forse la dimensione che ad oggi più si addiceva lei, e l’ambiente marziale quello in cui si sentiva più a suo agio.

- Kin-Chan, le foglie d’acero impallidiscono d’invidia nel vederti.

Se ci sono creature più pericolose delle donne, sono le donne il cui amore lo è stato offeso; e per quanto ferito, l’amore della Concubina per l’Amministratore Capo Takenaka Hideki non aveva mai vacillato; era molto più maturo di quando l’aveva conosciuto; qualcuno avrebbe detto: vecchio. Aveva meno di cinquant’anni, ma troppe responsabilità sulle spalle e anche lui, nel petto, un sentimento che non aveva mai potuto far fiorire. La Concubina lo sapeva e ferì dove non avrebbe dovuto, dove non avrebbe voluto.

- E’ molto tempo che non mi chiami in questa maniera, Hideki-San. E’ molto tempo che non parliamo. Avevo quasi dimenticato i tempi dell’okiya e la nostra lunga amicizia. E temevo che l’avessi fatto anche tu.
- Mi merito il tuo rancore, Kin-Chan. Ma questa tua accusa, tra tutte, è ingiusta.


Non aveva dimenticato i messaggi e le poesie che si erano scambiati, di nascosto, anche in questi lunghi anni: era quanto di più potessero osare, più di ciò che potessero permettersi: solo il Corvo era stato testimone (e più di una volta complice) delle loro missive d’amore; pur non capendo il linguaggio metaforico con cui esprimevano i loro sentimenti, anzi senza nascondere per esso una certa derisione, aveva osservato i loro sguardi e decifrato già da tempo il loro cuore.

venerdì 6 ottobre 2017

Background - Attentato (Parte 13/??)

[ Parte Terza ]

- Perchè l’hai fatto?

La Concubina avrebbe preferito diventare cianotica, piuttosto che tossire di fronte al Corvo. Si copriva il volto con le maniche del kimono, stesa ordinatamente sul dolce terrapieno sotto il salice, ora innocuo e fresco; cominciavano a salire dal terreno le lucciole e i fuochi fatui, il sole oramai andava spegnendosi.
Oltre la caviglia storta e i brutti lividi sulla sua gola dovuti a quella fallimentare impiccagione, non aveva subito altri particolari danni; avrebbe, comunque, dovuto evitare la presenza di chiunque potesse accorgersi dei segni dell’incidente per non destare sospetti.
Aveva parlato prima che il fiato le fosse perfettamente tornato in corpo, espettorando quel dubbio come si fa come una condanna, piantando gli occhi blu sul Corvo; erano forse l’unica nel raggio di molte, moltissime miglia ad avere gli occhi di quel colore.
Il Corvo sapeva di non avere davanti una carceriera, ma un’alleata, ma sorrise e rispose con dignità e calma con parole che sapeva potevano compiacerla: perchè tanto valeva che diventasse anche sua amica.

- Le nostre vite sono legate e se la mia dipende dalla tua, è per me un dovere tenerla cara.

La Concubina non faticò a riconoscere l’ironia nelle parole e nel tono del Corvo, ma ciononostante sorrise.

Lan Bao Guo, invece, osservandoli dallo specchio incantato che s’affacciava sullo stagno del giardino, spiandoli con la sua magia e con le sue arti, stringeva i denti e s’affannava col rancore e con l’odio, detestando quegli sciocchi e vanitosi ragazzini sempre più.

giovedì 5 ottobre 2017

Background - Attentato (Parte 12/??)

[ Seconda Parte ]

- E la presenza di quel Takenaka, l’uomo con la spada occidentale… è per darvi appoggio o per tenervi sotto controllo?
- Tieni a bada la tua insolenza, signor Corvo. La tua mente è sveglia, ma in questo paese non puoi dire ad alta voce qualsiasi intuizione essa suggerisca. L’intelligenza è un dono solo se silenziosa: vedi di impararlo, se vuoi rimanere vivo.

Le carpe, che fino a pochi secondi prima mangiavano silenziose le briciole di pane che la Concubina aveva gettato loro, erano scappate come ladri che, diviso il bottino, prendano ognuno una via diversa. Ancora una volta, furono gli occhi attenti del Corvo a notarlo: rifuggendo dalla luce troppo intensa del pomeriggio, anche se filtrata dalle fronde del salice piangente, scoprì con orrore che l’acqua sobolliva.
Fu solo la prontezza di riflessi del Corvo e la sua scarsa considerazione dell’inappropriatezza del contatto fisico a permettergli di spostare di peso la Concubina, gettandola verso il dolce terrapieno oltre il piccolo ponte, prima che un geyser di acqua bollente investisse entrambi; a questo seguirono altri tre della medesima altezza e del medesimo pericolo, ma l’unico danno che ne ebbero fu quello di un braccio scottato del Corvo e della caviglia storta della Concubina, inciampata sui suoi alti geta di legno di sandalo mentre cercava riparo sotto il salice piangente.
Era raro che in casa la Concubina incantasse, ma lo fece con rapidità e prontezza di riflessi, determinata non tanto ad abbattere quella minaccia quanto ad avere la prova del suo mandante; di colui - di colei che voleva ucciderli ora entrambi. Era raro che mostrasse ad altri il suo potere più grande, comunque: davanti al Corvo e alla Concubina si eresse una barriera color violetto meno reale dei rami del salice, creata da minuscoli petali di magia che riflettevano la luce. Ricominciò immediatamente a pronunciare le formule incantate con la sua voce sottile, tracciando nell’aria kanji evanescenti e luminosi.

Ma la vera minaccia, come colei che aveva preparato la trappola, era da tempo nascosta nella villa ed aveva un aspetto ben più che gradevole: un ramo del salice si attorcigliò come una frusta attorno al sottile collo della Concubina, strozzando nella gola le formule magiche e sollevandola da terra, strappando dal suo petto il respiro e dal suo cuore la vita.
Fortunatamente, il Corvo era un ladro.
Hideki Takenaka lo odiava senza dubbio, o almeno guardava con sospetto la sua presenza alla villa. Era un uomo scaltro ed attento che ben conosceva il suo posto nel mondo; aveva sempre al fianco la sua spada: una spada di fattezze occidentali, che stonavano con il suo kimono d’alta uniforme o l’acconciatura tradizionale. Una spada che il Corvo aveva riconosciuto come sua fin dal principio, o meglio: non l’aveva mai posseduta, ma così era scritto nel suo destino. Non ora, però: Hideki Takenaka era attento alla sua spada.
Fortunatamente, non si poteva dire lo stesso degli uomini al suo servizio.
Il Corvo sfoderò il tantō nascosto nello yukata nero e si avventò contro il corpo esterno del mostro, del tumore che dormiva in attesa della Concubina accanto al tronco del salice piangente, mimetizzandosi con esso. Incantò e sfoderò in un colpo solo, abbattendo sulla creatura un fendente d’acciaio e magia.
Il combattimento fu assai breve e il corpo della Concubina cadde a terra come morta.

Era solo priva di sensi.

mercoledì 4 ottobre 2017

Background - Attentato (Parte 11/??)

1336, Piena Estate [Parte Prima]

- … Così, tutti i samurai alle dipendenze del daimyo caduto furono strappati dei loro titoli e del loro onore e divennero ronin. Cosa più terribile ancora, fu negato loro il diritto ad un suicidio onorevole. Tutto ciò che rimaneva loro era la speranza della vendetta.

Era un inizio uggioso e umido d’estate, e le zanzare tormentavano il Corvo e sembravano invece ignorare la Concubina. In verità, la fanciulla sembrava essere infastidita da poco: non si ammalava mai nonostante da molto tempo quasi tutte le pietanze che consumava sapessero di veleno; le malelingue all’interno della villa peggioravano di giorno in giorno e la Prima Moglie Lan Bao Guo non nascondeva di detestarla più di ogni altra dietro i riprovevoli sorrisi che elargiva a chiunque; quella donna ricordava al Corvo le Contesse Nere del suo passato, frusta in mano e corona in testa, intente a rendere indegna la vita di qualsiasi uomo fosse entrato nella loro, e non ci mise molto a ricambiare la diffidenza con cui lei stessa aveva accolto la sua presenza nella villa.
La Concubina, fraintendendo il suo silenzio per indifferenza, o forse con sincera noncuranza riguardo la possibilità di vedere nel Corvo un alleato, combatteva da sola quella guerra di intrighi, pettegolezzi ed agguati; con una certa dignità paziente, sopportava ogni minaccia ed affronto con morbidezza e la capacità di chinare sempre la testa - eppure senza perderne in orgoglio.

- Avrebbe dovuto ribellarsi prima di essere costretto ad uccidersi. Una vita così non è forse paragonabile alla schiavitù?
- Forse nel tuo mondo, Signor Corvo. Nel nostro, servire è un onore, oltre che un dovere, e non c’è nulla di più onorevole che scegliere la morte per preservare la propria dignità: non fu il daimyo caduto a sbagliare ad obbedire agli ordini, egli non avrebbe avuto comunque scelta.

La Concubina portava da sola il piccolo ombrello che la riparava dal sole; erano, comunque, guardati dai mille occhi della casa: spiati, controllati. Immersa nella ricchezza, doveva essere una prigione molto solitaria.
In qualità di famiglio, il primo privilegio che aveva ottenuto era quello d’accompagnarla - l’unico modo concessogli per sfuggire alla noia e all’afa opprimente della stanzetta in cui era costretto a risiedere. Ma non l’avrebbe fatto, se la Concubina non fosse l’unica in tutta la villa rivolgersi a lui con sincero rispetto. “Signor Corvo”, lo chiamava - senza scherno.
E non l’avrebbe fatto, se lei non fosse stata così dannatamente brava a raccontare storie.

- Questo è il motivo per cui la vostra famiglia vive nella costante paura di perdere i favori dello shogun?


La Concubina trattenne per un istante il fiato; stava spezzettando una pagnotta dolce, presa dal capriccio di nutrire le carpe koi nel laghetto vicino al quale passeggiavano; il salice piangente emanava una fragranza così forte da far girare la testa ed oscillò un poco sul ponte curvo che stavano in quel momento attraversando; il Corvo potè vederla nascondere le vene del polso fragilissimo e bianco dietro la manica dello yukata estivo, colta da un improvviso e femminile moto di pudore. Il Corvo interpretò il suo silenzio come la conferma dei suoi pensieri.

martedì 3 ottobre 2017

Background - Alleanze (Parte 10/??)

[Parte seconda]

La Concubina era stata abituata fin da ragazza a parlare al di là di un paravento, ma così non doveva essere per il suo misterioso ospite; percepiva il suo disagio pur senza vederlo in volto e, in qualche maniera, la cosa la divertiva malignamente: in fondo le aveva procurato non pochi fastidi, e mantenere in lui una certa ansia la ripagava un po’ delle scuse che aveva dovuto portare a suo marito, tramite la veneranda Madre, la prima Sposa Lan Bao Guo e di fronte alla sorellanza che presiedeva il gineceo della casa.
Si era dovuta inginocchiare, il naso premuto sul pavimento, molte volte: che il suo ospite fosse nervoso era il minimo, per quell’umiliazione cocente. Ma come tutti i divertimenti, anche quel sollazzo doveva finire presto.

- Non capisco, parlavi la mia lingua fin dal’inizio?
- Non molto bene, straniero. In questa villa non c’è nessuno, a parte me, che dica di conoscere il tuo idioma.

Il Corvo scalpitava dall’impazienza: lo vedeva dal sottile movimento delle dita sulle ginocchia dietro la carta da riso, dalla sua postura curva, dal suo tono di voce commisurato e teso.

- Cosa volevano da me, quelle donne? Perchè sono stato esaminato come un animale?

La  Concubina pesava ogni parola ed in questo ne approfittava per studiare lui - sapendo che sarebbe stata studiata di rimando. Percepì, ma sottovalutò, la determinazione e l’intelligenza del Corvo; ne valutò invece la gentilezza, e vi trovò una qualche forma di eleganza spicciola e brusca a cui doveva probabilmente gran parte del suo fascino; molte cameriere già sussurravano e lei doveva impedire ogni pettegolezzo.

- Giudicare te e il motivo della tua venuta. Capire cosa fare di te, straniero. Hai portato molto scompiglio in casa, uscendo dalla tua prigione d’opale.
- E tu mi hai difeso.

Capire che la consapevolezza fosse giunta al cuore dello straniero nero la fece bruciare di vergogna. Se avesse potuto, avrebbe dato fuoco alla carta da riso per strangolare quel Corvo oltraggioso e insolente. S’irrigidì un poco, e seppe che lui lo poteva aver notato: quando tornò a parlare, lo fece con rigido e femminile orgoglio.

- Ho detto loro che avevo incantato e pregato i Kami del cielo perchè mi fornissero un valido aiuto per il mio Signore, per le sue battaglie e contro i suoi nemici.
- E ci hanno creduto?

A questo, la Concubina non rispose subito; non era necessario che il Corvo sapesse nulla più del necessario degli affari di famiglia. Non era necessario che sapesse che la prima moglie Lan Bao Guo era verde di bile per i suoi piani fallimentari, che il Signore che lei diceva di voler difendere aveva i nemici che dormivano sotto il suo stesso tetto. Non era ancora tempo, per la Concubina - che aveva sottovalutato anche la sensibilità del Corvo, oltre la sua percezione.

- Non è necessario far credere alla verità, straniero. Così è. Sei stato accolto come il mio ki-ni-iri
- … che sarebbe?

La Concubina spinse verso di lui, attraverso la sottile apertura sul pavimento oltre la porticina che faceva loro da tramite, il piatto di polpette di riso e di alga nori che avrebbe costitiuto la cena del Corvo, prima di rispondere.

- Nella tua lingua, credo si dica: famiglio.

lunedì 2 ottobre 2017

Background - Alleanze (Parte 9/??)

1336, Primavera, Fioritura del Ciliegio

Per un inverno e per una primavera la pietra tentò di uccidere la sua portatrice. Avvelenava l’acqua che beveva e quella in cui si immergeva, rendeva rancido ciò che mangiava, scompariva - per ricomparire in luoghi pericolosi. Il suo colore, da brillante che era, assumeva ogni giorno una sfumatura sempre più simile al nero fumoso del carbone e delle piume dei corvi. Sussurrava ogni notte parole maligne.
Durante gli ultimi scampoli d’inverno la sentiva ticchettare come un esserino - nè un rettile, nè un uccello- pronto ad uscire dal suo guscio d’uovo.
Il male soccombette ad un pomeriggio rosa di fiori di ciliegio.
L’uomo che uscì dalla pietra aveva i capelli candidi come la neve, occhi grandi come gli abitanti delle terre del tramonto, ma rossi. Era giovane e completamente nudo. Era nero come il legno d’ebano più puro.

Al contrario delle cameriere, la Concubina non perse la calma; non c’era in lei il minimo interesse carnale nello studiarne la muscolatura o i bei lineamenti. Era più che altro una curiosità indecisa, come se sapesse di trovarsi sul limitare di un mondo nuovo che quel Corvo dai capelli di neve le prometteva senza saperlo. Era immerso nella confusione di trovarsi in un posto sconosciuto, circondato da signorine della servitù che lasciata cadere la biancheria a passi troppo piccoli si agitavano attorno a lui e urlavano all’allarme in una lingua che per lui doveva essere composta da niente più che strani versi cinguettanti.
Coperta dal proprio ventaglio e dalle proprie maniche, la Concubina ebbe l’accortezza di non farsi vedere in volto da quello strano Corvo Nero - una trovata che salvò l’onore a lei, la vita a lui. Fermò le cameriere in tempo, dato che avevano iniziato a percuoterlo con i bastoni che avevano a portata di mano: piccoli ombrelli di bambù e le scope di saggina: erano terrorizzate, poverette. Diede l’ordine di farlo portare via dai suoi occhi, piena d’orrore, e di farlo rivestire immediatamente.

Quindi, di farlo rinchiudere, in attesa del suo giudizio.

domenica 1 ottobre 2017

Background - Maledizioni (Parte 8/??)

1335, Estate, Obon Matsuri

Lan guardava l’opale, liscia e tondo, arrivata da Dojyu dal suo contatto segreto, una sfera perfettamente equilibrata in ogni curva; emanava diversi bagliori a seconda dell’inclinazione, della luce che l’attraversasse e dalla posizione di chi la guardasse, e sembrava fatta di molti colori diversi. Era molto graziosa e non sembrava potesse portare con sè la sventura della maledizione di cui era intessuta, lo sentiva: era maligna.
Ma non si poteva dire lo stesso della cagna che si era portata a casa l’orrido marito, che aveva portato l’adorato figlio alla sua sventura e alla morte?
La tomba di Fu Qiang era ancora calda e tutti agivano come se lo avessero dimenticato.
Quella pietra maledetta era inizialmente destinata a Iwao Yamashita, a portare a termine la sua vendetta nella maniera più sicura possibile; l’inizio del suo piano, perchè lei guardava molto oltre la semplice fine del marito, lei guardava a Dojyu, alla capitale.

Lei guardava alla caduta di Kozakura e all’ascesa di un nuovo impero T’u Lung.
Eppure fu accecata dalla rabbia e fece mandare quella pietra alla Concubina, certa che l’avrebbe condotta a morte certa.